Storia del tatuaggio: origini e i tattoo più in voga del momento

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tatuaggi maschili foto

Storia del tatuaggio: origini e i tattoo più in voga del momento nel post di Vivace Moda

Oggi vi parliamo della storia del tatuaggio, la tecnica di decorazione pittorica del corpo praticata sin dall’antichità.

Scopriamo insieme le origini del tatuaggio e quelli più in voga al momento, nelle righe che seguono: buona lettura da Vivace Moda, il sito dedicato alle ultime news sulla moda giovanile e le ultime tendenze giovani!

Storia del tatuaggio

Prima di tutto facciamo chiarezza sul significato del termine tatuaggio.

Il tatuaggio è una tecnica pittorica decorativa del corpo umano, e molte persone decidono di tatuarsi sia per passione che per moda. Tecnicamente, consiste nell’inserimento di pigmenti nel derma, che creano disegni più o meno complessi.

All’inizio, la pratica del tatuaggio consisteva nell’inserimento nella cute di composti organici, come ad esempio il carbone. Questo era il risultato della combustione di ossa e legna, mescolati con acqua ma anche con la saliva. A differenza dei tatuaggi moderni, quelli antichi erano in grado di penetrare solo nello strato iniziale della pelle, quindi erano molto più superficiali e meno duraturi.

La mummia Otzi è la prima testimonianza dell’esistenza del tatuaggio. Grazie all’analisi della mummia si evince chiaramente come i tatuaggi, inizialmente, fossero utilizzati per i rituali o anche a scopo terapeutico, ad esempio come rimedio per l’artrosi.

Il tatuaggio nell’Antica Roma

Nel periodo dell’Impero Romano, i tatuaggi rappresentavano il marchio caratteristico degli schiavi e dei gladiatori. Successivamente, anche i soldati cominciarono a sperimentare la tecnica del tatuaggio.

Dopo l’introduzione del cattolicesimo e l’arrivo dell’imperatore Costantino, questa tecnica fu però severamente proibita.

Polinesia

ln passato, quando ci si riferiva alla Polinesia, si indicavano le tribù dei Samoani e Maori, che sono quelle che più di tutte hanno fatto uso della tecnica del tatuaggio.

Ci sono moltissime somiglianze nell’aspetto estetico dei tatuaggi di queste tribù. In questo caso sono caratterizzati dalle linee molto più scure, di colore nero e di natura geometrica.

Il tatuaggio a queste latitudini era il modo per esprimere appieno la propria personalità. Inoltre indicava lo status sociale dell’individuo e nella maggior parte dei casi questa pratica è diffusa ancora oggi.

Anche in questo caso la pratica del tatuaggio fu proibita a causa del Cristianesimo.

tatuaggi tribali

In Giappone

In Giappone i tatuaggi invece non sono ben accetti ormai da molto tempo. Nella maggior parte dei casi le persone che hanno tatuaggi sono considerate criminali e appartenenti alla mafia giapponese, denominata Yakuza. Infatti, in precedenza, il tatuaggio era utilizzato per marchiare e riconoscere i banditi, e la mafia giapponese lo utilizzava come un segno distintivo.

Il tatuaggio giapponese, in generale chiamato Irezumi, ha origini antichissime ma purtroppo il Giappone decise di proibire la pratica del tatuaggio per non essere associato ai popoli barbari.

Soltanto nel 1948 è stato possibile tatuarsi nuovamente senza rischiare di infrangere la legge.

In Italia

Anche in Italia la pratica del tatuaggio non è stata ben accetta in passato, a causa soprattutto della religione e delle credenze culturali.

Il saggio che alimentò quest’ostilità nei confronti dei tatuaggi fu “L’uomo delinquente” di Cesare Lombroso. Infatti Lombroso associa il tatuaggio a tutte le forme delinquenza e afferma che coloro che hanno tatuaggi sono dei barbari e dei selvaggi che meritano di essere isolati e discriminati dalla comunità. Queste teorie causarono anche la censura del tatuaggio che durò fino agli Sessanta del secolo scorso.

Fortunatamente, con il passare degli anni, la mentalità è di molto cambiata. Infatti, grazie anche alla cultura hippie, si è riscoperta la pratica del tatuaggio come un’espressione d’arte.

Alla fine degli anni Novanta divenne una vera e propria moda fino ad arrivare ai giorni nostri, dove tantissime persone decidono di tatuarsi almeno una volta nella vita.

Purtroppo, ancora oggi però, soprattutto negli ambienti di lavoro impiegatizio, il tatuaggio non è ben visto e tante volte ci sono stati episodi spiacevoli a riguardo.

Si spera che in futuro si possano annullare tutti i falsi stereotipi e accettare anche questa forma d’arte e di espressione, che ha da sempre caratterizzato la storia dell’uomo.

I tatuaggi più in voga del momento

I tatuaggi realistici sono sicuramente i più gettonati nell’ultimo periodo. Tantissime persone infatti si tatuano occhi, volti, animali e altre raffigurazioni, in perfetto stile realistico. Solitamente questi tatuaggi sono medio-grandi ma ci sono anche delle eccezioni.

Durga tattoo sono i tatuaggi che rappresentano una donna che solitamente è accompagnata da un leone. Questa raffigurazione rappresenta la rivalsa del potere femminile.

I tatuaggi sul polso sono molto in voga, soprattutto negli adolescenti, che all’inizio preferiscono fare tatuaggi piccoli, come ad esempio simboli, cartine geografiche, cuoricini, piccole scritte e così via.

Tatuaggi in stile water color, cioè in stile acquerellato sono invece l’ideale per le donne che desiderano un tatuaggio colorato ma al tempo stesso delicato.

Da anni sono poi molto diffusi i tatuaggi tribali in stile maori, la rosa dei venti, gli ideogrammi cinesi e giapponesi, questi ultimi soprattutto tatuati lungo la schiena.

I più ribelli decidono poi di tatuarsi teschi, pugnali, la Sacra Muerte e disegni simili.

L’importante, alla fine, è sempre però scegliere il tatuaggio che più ci rappresenta.

tatuaggi uomo

Il nostro post dedicato alla storia del tatuaggio termina qui. Alla prossima da Vivace Moda!