Abbigliamento sostenibile Made in Italy: Moda Genetica ci spiega perché è importante

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Ogni anno l’Heart overshoot day, il giorno in cui la terra esaurisce le risorse naturali disponibili per l’anno in corso, arriva con sempre maggior anticipo. L’industria tessile è, dopo quella petrolifera, la seconda più inquinante al mondo con all’attivo il 10% del totale delle emissioni globali di cO2. Questi dati spaventano: è ora di fare la nostra parte informandoci e scegliendo consapevolmente cosa indossare.

Moda sostenibile cosa c’è da sapere

La sostenibilità nel settore moda non è solo sinonimo di produzione a basso impatto ambientale, ma qualcosa di molto più ampio.

Ogni aspetto della produzione tessile, a partire dalla progettazione dei capi, fino alla comunicazione, può essere segnata da un’impronta di sostenibilità e lo vediamo anche per la moda sostenibile raccontata da Moda Genetica.

La scelta di materie prime riciclate o provenienti da scarti di lavorazione, l’attenzione al benessere dei lavoratori del comparto tessile ed all’equità dei salari, l’occhio attento ai consumi di risorse ambientali in fase di lavorazione, l’importanza dedicata ai reparti di ricerca e sviluppo del settore e persino lo studio dei packaging, sono tutte chiavi che aprono la stessa serratura: quella del sustainable fashion.

Quali sono i trend che la caratterizzano

L’eco fashion può seguire diversi orientamenti che cambiano in base ai valori sui quali l’azienda vuole porre l’accento, scopriamone alcuni:

  • il trend cruelty free: incentrato su un uso di materie prime e tecnologie che non abbiano coinvolto esseri viventi, spesso associato al mondo vegan;
  • il trend etico: ha sfaccettature diverse, dall’attenzione alle condizioni dei lavoratori, alla salvaguardia dei territori di produzione e spesso le aziende che seguono un trend etico prestano particolare attenzione alle risorse ambientali e relativi consumi;
  • le certificazioni eco-fashion: le aziende, per attribuire il giusto valore alla loro scelta di sostenibilità, sigillano il loro impegno garantendo, attraverso le diverse certificazioni, il controllo dei materiali utilizzati lungo l’intera filiera. Queste certificazioni hanno un impatto economico non indifferente, ma il loro valore è inestimabile.
  • Il trend della moda circolare: ogni azienda tessile ha prodotti invenduti che per buona parte vengono buttati. Attraverso la moda circolare l’impegno delle aziende è di dare una seconda chance ai prodotti riutilizzandone consapevolmente i materiali.
  • Il Fashion renting ed il riuso: da qualche tempo sono nate diverse piattaforme che permettono all’utente finale di “affittare” i capi ed altre che si occupano di gestirne la vendita dopo che sono stati utilizzati. Scopo simile, funzionamento differente. Il principio è: non usarlo una volta per poi lasciarlo chiuso nell’armadio, dagli la possibilità di essere sfruttato al massimo.
  • La cura del capo: sta tutta nelle mani del consumatore finale ed è un trend in ripresa. Se il fast fashion ci ha insegnato ad avere prodotti di scarsa qualità, spesso danneggiati da lavaggi poco attenti, ora la cura del capo è stata rivalutata in modo da garantirgli più lunga vita.

Marchi di Moda sostenibile: per citarne alcuni

Nel territorio italiano sono diverse le realtà che hanno fatto della sostenibilità la loro bandiera, vediamone alcune:

  • Quagga: si tratta di un progetto del 2010 che ha preso vita da un gruppo di progettisti provenienti da esperienze diverse, con focus sulla selezione di materiali per la produzione di abbigliamento tecnico;
  • Id-eight: se parliamo di scarpe da ginnastica dobbiamo necessariamente citare questo progetto nel quale le sneakers ed il packaging che le contiene sono composti solo ed esclusivamente da materiali provenienti da scarti di lavorazione o riciclati;
  • Miomojo: “disegnati con gentilezza”, questo il claim di miomojo, dove per ogni singola collezione la selezione dei materiali cruelty free è al centro di tutto;

Si conclude qui il nostro breve viaggio tra alcuni degli aspetti della moda sostenibile, abbiamo scoperto i principali trend che la definiscono ed imparato come possiamo fare la nostra parte. Probabilmente l’acquisto di un capo “sostenibile” sarà meno economico di un capo fast-fashion, ma avremo orgogliosamente contribuito a ridurre i danni all’ambiente creati dalla produzione e dal consumismo sfrenato.